Il governo Prodi aveva preso degli impegni precisi in materia, nell’ambito del dialogo istituzionale avviato con gli operatori: ma neppure i discografici, dice il presidente FIMI Enzo Mazza, si aspettavano che già nella finanziaria varata in questi giorni fosse incluso il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese discografiche che sostengono investimenti produttivi e promozionali su registrazioni fonografiche e videoclip musicali di artisti emergenti alla loro prima o seconda opera. Il provvedimento si applica alle aziende musicali di piccole e medie dimensioni il cui fatturato annuo non supera i 15 milioni di euro, fino a un massimo (come da regolamento UE) di 100 mila euro di credito spalmati sull’arco di tre anni. <br> “Una misura che dovrebbe risultare sufficiente”, dice Mazza, “a rilanciare gli investimenti delle etichette indipendenti che operano nel settore. E’ la prima volta, in Italia, che vengono introdotte normative specifiche riguardanti il settore musicale inteso come comparto industriale”. “Speriamo solo”, aggiunge il presidente FIMI, “che l’effetto benefico di questo provvedimento non venga vanificato da norme generali che, prevedendo un aumento della tassazione, anche a livello locale, e il trasferimento forzoso di una parte del tfr all’INPS, finiscono per penalizzare proprio le piccole e medie imprese”.<br> Dello stesso parere Mario Limongelli, presidente della PMI, Produttori Musicali Indipendenti: “Abbiamo chiesto una serie di interventi a favore del settore e questo è un primo segnale di attività concreta da parte del Governo a cui dovrà seguire però una legislazione più organica”.