Le conclusioni del “rapporto Gowers” sulla tutela della proprietà intellettuale (vedi News), che suggeriscono al governo inglese e alla intera Comunità Europa di non modificare il termine di 50 anni attualmente in vigore per i copyright sulle registrazioni fonografiche (aprendo in sostanza al pubblico dominio, da qui a poco, una gran quantità di musica pop e rock prodotta a partire dalla seconda metà degli anni ’50) preoccupano fortemente anche l’industria discografica italiana. “Quello di Gowers è solo un parere, ovviamente molto rilevante, ma credo che daremo battaglia in Europa” ha spiegato a Rockol Enzo Mazza, presidente della FIMI (la maggiore associazione nazionale dei discografici). E se le raccomandazioni del famoso economista venissero seguite? “Sarebbe il suicidio della musica europea ed italiana. Con le reti digitali, il fenomeno del back catalogue diventerebbe devastante per i paesi con forti repertori locali. Noi abbiamo riscontrato molto interesse da parte dei parlamentari italiani a Strasburgo sulla questione della discriminazione tra la protezione assegnata agli artisti statunitensi (95 anni, ndr) e a quelli europei. Nelle prossime settimane incontreremo il vicepresidente del Consiglio Rutelli; abbiamo anche scritto una lettera al ministro Emma Bonino chiedendo di sostenere la questione a livello comunitario”.