Sul tema del DRM interviene anche il governo britannico di Tony Blair, sollecitato da una petizione on-line inviata al suo sito ufficiale e sottoscritta da 1.400 persone che ne chiedono l’abolizione per legge: e lo fa prendendo le difese delle case discografiche che usano i sistemi di “digital rights management” per proteggere le proprie opere dalla copia illegale. “Crediamo che dovrebbe essergli consentito di continuare a farlo”, recita un messaggio pubblicato sul sito stesso dall’ufficio del Primo Ministro; anche perché, scrivono i portavoce del governo, “il DRM non agisce solo da poliziotto per via delle misure tecniche di protezione, ma consente anche ai fornitori di contenuti di offrire al pubblico una scelta senza precedenti in termini di modalità di consumo e di prezzi”. “E’ chiaro”, conclude la nota ufficiale, “che anche i bisogni e i diritti dei consumatori devono essere salvaguardati. E’ ragionevole che essi vengano informati di cosa viene realmente offerto in vendita, per esempio, su come e dove l’acquirente possa utilizzare il prodotto e sulle restrizioni che vi si applicano”.