Ecco un caso anomalo, nella congiuntura recessiva di tante economie occidentali e dell’industria musicale in particolare: in Gran Bretagna la musica dal vivo scoppia di salute, ma la carenza di personale specializzato nel montaggio palchi, nella produzione audio, nella gestione degli impianti luci ecc. rischia di provocare, in un prossimo futuro, la cancellazione obbligata di un elevato numero di concerti, festival e tournées locali e internazionali (fenomeno che, secondo qualche promoter, sta già cominciando a verificarsi).<br> L’organismo pubblico a cui è stato affidato lo studio del problema, Creative & Cultural Skills, calcola che tra dieci anni l’industria live sarà in difetto di almeno 30 mila addetti qualificati. Al momento le persone che lavorano nel settore britannico dello spettacolo sono circa 40 mila, suddivise più o meno equamente tra teatro e musica dal vivo; l’agenzia governativa ritiene tuttavia che da qui al 2017 la metà di essi andrà in pensione o cambierà mestiere, mentre l’aumento continuo dell’offerta di spettacoli (negli ultimi due anni il numero di eventi con pubblico superiore alle 5 mila persone è raddoppiato) esigerà un incremento di personale pari a 10 mila unità: di qui il “buco” di 30 mila addetti da riempire nell’arco del decennio. Come risolvere, almeno parzialmente, il problema? La C&CS pensa all’istituzione di un’Accademia Professionale Nazionale per le industrie culturali e creative (National Skills Academy, o NSA, vedi News), il cui business plan verrà sottoposto nei prossimi giorni ai ministri competenti del governo Blair: il programma, del costo previsto di 10 milioni di sterline (14,6 milioni di euro), prevede che ogni anno circa 2 mila studenti vengano sottoposti a un apprendistato nelle maggiori imprese del settore, così da formare maestranze qualificate impiegabili in futuro. Al resto del fabbisogno i promoter dovranno provvedere da soli, o ridurre altrimenti aspettative e attività.