Che abbiano ragione Peter Gabriel (con la sua nuova iniziativa on-line We7, vedi News) e tutti coloro che sostengono che la musica su Internet continuerà ad essere consumata gratis dal pubblico, a dispetto degli sforzi di iTunes e delle major discografiche e del calo (relativo) del file sharing non autorizzato? L’ultimo bollettino di previsione redatto dagli specialisti di Jupiter Research (intitolato “European content, services, and activity forecast 2006 to 2011: Understanding the impact of free”) sembra lasciare pochi dubbi in proposito: da qui al 2011, sostengono i ricercatori inglesi, l’incidenza dei servizi a pagamento sui consumi totali di Internet diminuirà invece di aumentare. <br> I motivi, anche per quanto riguarda la musica, sono presto detti: nonostante l’ampliamento dell’offerta e la migliorata qualità dei servizi, il pubblico lamenta ancora la relativa limitatezza dei cataloghi disponibili in Rete, la qualità audio inferiore a quella dei cd, i problemi legati alla “interoperabilità” tra sistemi e mezzi di riproduzione tra loro incompatibili. I servizi a pagamento, conclude Jupiter, resteranno confinati a un mercato di nicchia, con la musica e i giochi ancora in posizione di leadership in termini di fatturato, 1,4 e 1,0 miliardi di euro rispettivamente nel 2011 (pari, complessivamente, al 60 % del totale). “Internet”, spiega Mark Mulligan (vice presidente della società e autore principale del rapporto), “rimane un medium prevalentemente gratuito e finanziato dalla pubblicità”. Di conseguenza, conclude, “i detentori dei contenuti hanno chiaramente bisogno di trovare il modo di partecipare alla spartizione degli introiti pubblicitari per contrastare i modesti incassi che realizzano direttamente on-line e raggiungere il pubblico più elusivo e non pagante, che è tipicamente quello di più giovane età”.