C’è ancora modo di fare profitto con la musica e con le pop star, oggi che molte di loro (Radiohead in testa) sembrano intenzionate a fare da sé? Paul Resnikoff di “Digital Music News” sostiene di sì: a condizione di stravolgere le regole del business come stanno facendo, di questi tempi, marchi quali Starbucks e Live Nation. “Starbucks”, scrive Resnikoff per illustrarne la strategia, “ti vende un disco di McCartney, ti regala un download gratuito e mette le sue connessioni WiFi a disposizione dei benestanti possessori di un iPhone. Ti propone musica interessante mentre conversi con qualcuno sorseggiando il tuo caffelatte. Si fa largo nella tua mente e prepara la strada per un tuo ritorno”. Live Nation, invece, “ti porta il circo di Madonna in città, ti abbaglia con un prezzo del biglietto impossibile e va in prima pagina sui giornali locali. Al concerto, ti vende il Cd, il Dvd, una t-shirt, una bibita, un pretzel e un posto nel parcheggio VIP. Dopo lo show coltiva la relazione on-line, attirandoti in un universo di supporti musicali, merchandise e download digitali. E organizza tutti questi asset intorno a un’esperienza che non può essere scaricata, dilazionata nel tempo o duplicata”. <br> Il ragionamento non fa una grinza. Anche se, scrive il Wall Street Journal, nel secondo caso è la volitiva artista americana ad aggiudicarsi la fetta grossa della torta (90 % degli incassi al botteghino, 70 % del merchandising, 50 % degli altri prodotti "marchiati" venduti in loco, secondo il quotidiano economico Usa), e la corporation che l’ha ingaggiata dovrà sudare sette camicie per recuperare i 120 milioni di dollari (stimati) che si è impegnata a versarle: sulla base dei tour e dei dischi che l’hanno vista protagonista negli ultimi dieci anni, i giornalisti del Wall Street Journal hanno calcolato che l’accordo con Madonna potrebbe fruttare a Michael Rapino e soci una somma complessiva compresa tra i 126,5 e i 140,5 milioni di dollari, da qui alla scadenza del contratto decennale.