Altro che MySpace. Sono soprattutto i blog dei fan, le recensioni non pilotate degli appassionati e il passaparola su Internet a spingere le vendite dei dischi, oggi che gli strumenti del marketing tradizionale perdono progressivamente la loro efficacia. <br> Queste, quanto meno, sono le conclusioni di uno studio condotto dalla Stern Business School presso l’Università di New York: i ricercatori hanno tenuto sotto osservazione l’andamento commerciale di 108 album, annotando quanto i fan andavano dicendo sul Web nelle quattro settimane antecedenti e successive alla pubblicazione, e verificando una correlazione positiva tra vendite sul sito di Amazon e le quantità dei messaggi postati su Internet: 40 o più “post” inoltrati dai fan prima dell’uscita nel disco dei negozi, secondo la ricerca, hanno mediamente triplicato o quadruplicato la richiesta, si trattasse indifferentemente di prodotti major o indie; se poi i messaggi superavano le 250 unità, le vendite risultavano ben sei volte sopra la media. <br> L’equazione non funzionerebbe altrettanto bene, invece, se si considera come variabile il numero degli “amici” che ciascun artista sfoggia sulla propria pagina di MySpace. Piuttosto, per i grossi titoli e i grossi nomi, hanno ancora un certo peso le recensioni su testate di prestigio come Rolling Stone e una forte esposizione pubblicitaria. Meglio se diffusa e sparpagliata su tanti mezzi diversi, suggerisce lo studio, in un panorama mediatico frastagliato come quello odierno: non è detto che la copertina di un unico giornale importante o una sola apparizione in un programma televisivo in prime time ottengano risultati migliori come si pensava un tempo.