Greg Scholl, amministratore delegato di The Orchard (uno dei maggiori aggregatori/distributori di musica “indie” nei canali digitali), è preoccupato dalle implicazioni che il nuovo servizio musicale di MySpace, MySpace Music (vedi News), potrebbe avere per le etichette e gli artisti indipendenti. “Non è chiaro”, scrive in una mail ai suoi clienti intercettata dal sito Hypebot, “se e in che modo il pacchetto di azioni che le major riceveranno (in cambio della fornitura del loro repertorio, ndr) verrà condiviso con i loro artisti e con le etichette indipendenti che distribuiscono….Per quanto ne sappiamo, alle indies non è stata offerta alcuna partecipazione azionaria nell’impresa”. <br> Scholl prosegue sostenendo che la distribuzione digitale, in particolare grazie ad iTunes, ha introdotto regole di mercato più eque di quelle in vigore nel retail tradizionale ma conclude: “Alla luce di questo fatto, e se le notizie diffuse dagli organi di stampa sono esatte, l’approccio di MySpace alla questione delle licenze è preoccupante e rimanda indietro a un tempo che nessuno di noi vuole rivisitare: quello in cui artisti ed etichette indipendenti erano cittadini di terza classe nell’economia musicale globale…”. <br> Nei post di Hypebot gli ha subito replicato Steve Purdham, ad del servizio We7 che ha tra i suoi promotori Peter Gabriel (vedi News): “Concordo con Scholl e con le sue preoccupazioni circa gli ultimi sviluppi dei rapporti tra le case discografiche e MySpace”, scrive Purdham, “ma allo stesso tempo i cambiamenti nella distribuzione musicale sono guidati dalla domanda dei consumatori (…). Sarebbe difficile per MySpace e News Corp. giocare al di fuori delle regole di correttezza, dal momento che altri servizi distributivi stanno acquisendo forza concorrenziale. Noi a We7 abbiamo l’obiettivo di offrire servizi di cui tanto le etichette che gli artisti possano beneficiare, nel senso che questi ultimi vengono pagati per download indipendentemente dal loro status”.