Sul mercato americano contano poco o niente, ma in Europa i diritti “connessi” (le somme di denaro che le etichette incassano per la pubblica diffusione della loro musica in radio e in tv, su Internet e in luoghi pubblici come bar, discoteche, hotel e ristoranti) incidono ormai in misura non irrilevante sui sempre più smilzi fatturati discografici: 15 % in Olanda, 9 % in Spagna, 7 % in Francia, 6 % in Italia e Gran Bretagna. I dati relativi al 2007 raccolti dalla federazione internazionale IFPI confermano anche la crescente digitalizzazione del mercato statunitense, dove download e streaming di file audio rappresentano già il 24 % del giro d’affari della musica registrata contro l’8 % di Inghilterra e Spagna e il 7 % di Francia e Italia; il cd, declinante ovunque, rappresenta ancora il 75 % del mercato Usa e l’85 % o più nei consumi musicali dei principali paesi europei (87 % in Italia). <br> La top ten dei primi dieci mercati mondiali vede il nostro paese conservare l’ottavo posto (365 milioni di dollari di fatturato sell-in) alle spalle di Stati Uniti (6, 059 miliardi di dollari), Giappone (3,577 miliardi), Regno Unito (2,042), Germania (1,5649, Francia (1,086), Canada (496 milioni) e Australia (414 milioni) e davanti a Spagna (301 milioni) e Paesi Bassi (281 milioni). A parte il Giappone, stazionario, tutti gli altri paesi in Top Ten hanno subito contrazioni nel fatturato, dal – 4 % della Germania al – 20 % della Spagna.