Riceviamo, e pubblichiamo, uno scritto di Carla Torriani. Lo pubblichiamo volentieri ma avremmo preferito non farlo: avremmo preferito raccontare di un imponente concerto-tributo, di una iniziativa musicale originale, dell'istituzione di un premio o di una borsa di studio in ricordo di Franco Mamone. Invece, niente: o quasi (se non il concerto che la PFM gli ha dedicato ieri sera a Novegro). Eppure, come dice Carla Torriani, in questi dieci anni alcuni fra quelli che con Mamone hanno lavorato hanno cercato di far succedere qualcosa, di smuovere qualche pigrizia, di sollecitare qualche indifferenza. Senza risultati, o quasi. E questo la dice lunga sulle qualità morali della gente dell'ambiente della musica. Ma sarebbe un discorso troppo lungo e troppo amaro. Ciao Franco, ci spiace che non ci sei più, ma non crediamo che ti piacerebbe come vanno le cose quaggiù, di questi tempi. (fz)<br><br> 10 anni fa, il 4 luglio del 1998, il noto promoter Franco Mamone moriva in un incidente d'auto. L'ho ricordato già cinque anni fa e mi sembra comunque doveroso ricordarlo. Per questa ricorrenza avrei voluto fare molto di più. Già lo scorso dicembre ho contattato amici, promoter e altro per organizzare un concerto in sua memoria. Purtroppo non ho avuto una grande risposta: solo Rockol, il promoter di Firenze Massimo Gramigni e l'avvocato di Mamone Sergio Oliosi si sono resi disponibili a darmi una mano secondo le loro competenze. Moltissimo, ma insufficiente per portare avanti un progetto. Allora vorrei ricordarlo con queste righe. <br> Franco ha lasciato un vuoto nella musica in Italia. Nonostante i grandi gruppi che si sono formati, nonostante l'arrivo di Live Nation, sono certa che Franco sarebbe riuscito ad andare avanti per la sua strada, forse un po' più tortuosa, difficile, impegnativa, ma sarebbe riuscito ancora a raccogliere successi e a proporre tanta bella musica.<br> Come ha fatto tra la fine degli anni '60 e il 1998, portando i grandi nomi internazionali negli stadi (Springsteen e Bob Marley, ad esempio), facendo conoscere in Italia Police e Dire Straits, avventurandosi all'estero con la PFM. Nonostante la crisi che il mercato musicale sta attraversando, Franco non si sarebbe arreso. Avrebbe trovato nuovi stimoli, nuove idee per valorizzare talenti (del resto le sue società si sono chiamate, anche, Talent e Intalent Arte).<br> Franco era un professionista schietto, non particolarmente attratto dal protagonismo, esigente ma anche buffo. Maniaco di matitine e quaderni (ne apriva uno nuovo per ogni concerto), nonché di modellini di auto (ne comprava sempre agli autogrill), folle nella sua "caccia al biglietto" per i concerti del Boss.<br> Aneddoti, ricordi, avventure ne avrebbe avute tante da raccontare. Avrebbe voluto scrivere un libro e avrebbe voluto che lo aiutassi. Un progetto mai andato in porto.<br> Peccato, perché sarebbe stato interessante leggere le gesta di chi, in Italia, ha avuto per anni un ruolo cardine nella musica.<br> Ciao Franco<br> Carla Torriani