Qualcuno ricorda Lala.com, il sito Internet che nel 2006 si proponeva come luogo virtuale di scambio “peer-to-peer” di compact disc (vedi News)? A seguito del suo insuccesso, il vulcanico e camaleontico imprenditore Bill Nguyen si è lanciato in altre iniziative, l’ultima delle quali appena entrata nel vivo: una nuova versione di Lala che propone al consumatore una terza possibilità di scelta tra la fruizione in streaming della musica e la proprietà di un file audio scaricato a pagamento, ovvero l’acquisto di una “Websong” ascoltabile ogni volta che lo si desidera ma soltanto in rete. <br> Assicuratosi l’appoggio di major discografiche, aggregatori digitali ed etichette indipendenti (sei milioni di canzoni già in catalogo), Nguyen offre un servizio che consente all’utente di ascoltarsi in streaming tutti i brani archiviati nella sua libreria digitale ma anche di acquistare dopo un ascolto completo e gratuito una “copia virtuale” e permamente di quelli che ancora non possiede, al prezzo di 10 centesimi (in base al contenuto della propria discoteca digitale, il sistema raccomanda canzoni e album di potenziale interesse). Per trasformare la proprietà virtuale in reale, acquistando il file mp3 in download, bisogna sborsare altri 79 centesimi (o 89, se prima non si è già acquistata la “Websong”): ed è questo l’obiettivo finale a cui mirano Lala e i suoi fornitori. <br> “Se la finalità è spingere i consumatori ad acquistare più musica, il modello di prezzo e di vendita esistente non funziona”, sostiene Nguyen. “Pensate ai servizi di musica in abbonamento, che pagano i fornitori su ogni singolo stream incassando una cifra fissa dai consumatori: se sei un grande ascoltatore, finisci per costare al servizio più di quanto gli rendi”. E se invece gli utenti decidessero di accontentarsi del possesso virtuale della musica, spendendo 10 centesimi invece di 89? Sulla base dei primi test effettuati su 300 mila clienti di Lala, Nguyen è ottimista: il 30-40 % di coloro che hanno acquistato una “Websong” hanno finito poi per comprarsi anche l’mp3. Michael Nash, responsabile delle strategie sulla musica digitale e del business development di Warner Music (uno degli investitori di Lala), è convinto che il modello possa funzionare: “La proprietà virtuale rappresenta un’opzione significativa per il consumatore, una via di mezzo tra il puro ascolto in streaming e la proprietà concreta di un file. Se il sistema avrà successo altri vorranno imitarci e cercheremo di vendergli le licenze”. Nguyen, intanto, ci tiene a ringraziare le case discografiche che hanno subito appoggiato la sua proposta: “Per la prima volta l’industria ha costruito un prodotto pensando al futuro, e non in reazione a ciò che la gente sta già facendo”.