Il sito di streaming musicale Spotify, <a href="www.spotify.com/en/ " target="_blank"class="newsLink">Spotify.com.en</a>, attivo dallo scorso mese di ottobre anche in Italia (per ora solo a pagamento: 9,99 euro al mese, vedi News), è stato costretto a rimuovere dal suo catalogo numerosi brani musicali così da venire incontro alle restrizioni territoriali richieste dalle case discografiche. “Gli accordi con le etichette”, spiega un comunicato stampa diramato dalla società, “contengono regole rigide per quanto riguarda i brani che possono essere riprodotti o non riprodotti nei diversi territori”. “Un’eredità”, aggiunge la nota, “di tempi in cui la musica era venduta principalmente sotto forma di nastri e di cd e che ora si allarga all’era dello streaming. La nostra speranza è che un giorno tali restrizioni scompaiano del tutto”. <br> Secondo Spotify l’intervento di “pulizia” del catalogo è conseguenza anche di alcuni errori commessi dalle case discografiche fornitrici, che avevano consegnato i file musicali senza essersi prima assicurate le autorizzazioni degli artisti. “Per rispettare le loro decisioni”, spiegano il comunicato, “siamo costretti a rimuovere quei brani dalla piattaforma”. <br> Spotify sostiene che l’incidente di percorso non condizionerà gli accordi di licenza in essere con tutte le major e le etichette indipendenti che collaborano al servizio, in alcuni paesi disponibile anche gratuitamente grazie alla copertura delle inserzioni pubblicitarie.