Il 1989 (allora, alla Casa Bianca, s’era appena insediato Bush sr., e al Quirinale alloggiava Cossiga) non è lontano come sembra: almeno discograficamente, suggeriscono gli ultimi dati di mercato elaborati per conto di FIMI dalla società di revisione Deloitte, siamo tornati indietro di vent’anni. <br> Fatte le proporzioni tra lira ed euro, il fatturato industriale 2008 (dati di sell-in, relativi cioè alle somme che le case discografiche hanno incassato dai rivenditori) si assesta infatti intorno ai 178 milioni di euro: più o meno come nell’89, appunto, ma il 21 % in meno rispetto al 2007, quando il giro d’affari era stato di 224 milioni di euro. Non è una sorpresa, perché la tendenza al ribasso costante prosegue ormai da otto anni e non basta la crescente distribuzione di musica attraverso i canali digitali, Internet e telefonia mobile, ad arginare il crollo dei consumi di cd e dvd musicali. Nel complesso il digitale cresce appena del 4 %, a 15,7 milioni di euro in totale, perché alla discreta progressione dei download da Internet, + 37 % (+ 31 % per le singole canzoni, + 43 % per gli album) fa fronte l’arretramento su tutta la linea - <i>full track</i>, suonerie originali, “risponderie” e videoclip – della musica acquistata attraverso il telefono cellulare, in attesa che operatori come Nokia e Sony Ericsson lancino i nuovi servizi “a buffet”. <br> Mentre l’industria italiana continua a fare affidamento soprattutto sul repertorio locale (56 % del mercato, contro il 39 % dell’internazionale e il 5 % della musica classica), risultano in espansione i ricavi generati dai siti di social network, e in particolare dal video sharing su YouTube: oltre 1,5 milioni di euro, + 65 %; quasi quanto gli Lp in vinile, 1,55 milioni di euro e una crescita annua pari al 232 % che conferma il nuovo “culto” di cui il vecchio supporto analogico gode presso una ristretta cerchia di audiofili e appassionati. Una piccola nicchia, certo; ma i “futurologi” che discettano di mercato digitale snobbando i negozi e i canali tradizionali faranno bene a ricordare che ancora oggi il 90 % del fatturato della musica registrata arriva dall’annaspante cd.