Un gruppo di Internet service provider irlandesi, che include le filiali locali di BT, Google, O2, Verizon e Vodafone, si oppone pubblicamente al programma di dissuasione del file sharing pirata propugnato dall’industria discografica, dichiarandosi contrario ai progetti di legge che, come quello attualmente in discussione all’Assemblea Nazionale francese (vedi <a href="http://www.rockol.it/news-99753/Francia,-la-nuova-legge-anti-file-sharer-approda-all"target="_blank" class="newsLink">News</a>), imporrebbero di sospendere l’accesso a Internet ai <i>downloader</i> illegali e recidivi dopo un primo avvertimento inviato per e-mail e un secondo richiamo formale recapitato attraverso la posta ordinaria. “La privacy delle comunicazioni è protetta dalle normative europee e irlandesi”, sostiene il gruppo (ISPAI, Irish Service Providers in Ireland) in una lettera aperta; “non ci si può aspettare che gli ISP le ignorino solo perché non rispondono agli interessi di altri soggetti privati”. <br> L’iniziativa ha preso forma dopo che la locale associazione dei discografici, IRMA, aveva convinto uno dei firmatari della lettera, la società di telecomunicazioni Aircom, a sottoscrivere un accordo extragiudiziale di applicazione del piano anti-file sharer articolato in tre tappe (il cosiddetto <i>three-strikes plan</i>). Dopo avere ottenuto il consenso di Aircom, l’associazione dei discografici aveva invitato gli altri ISP irlandesi a fare altrettanto, riservandosi in caso contrario di adire le vie legali.